Vediamo insieme come funziona l’assegnazione della casa familiare
Cos’è l’assegnazione della casa familiare?
È un provvedimento del giudice nell’ambito del processo di separazione e/o divorzio che consente ai figli di mantenere l’habitat domestico, senza dover affrontare ulteriori cambiamenti destabilizzanti.
Chi ha diritto di assegnazione alla casa familiare?
La casa viene assegnata al genitore cosiddetto “prevalente” ovvero colui che passa più tempo con i figli o che ha la responsabilità principale di occuparsene.
Quindi l’assegnazione non dipende dalla proprietà dell’abitazione: ciò che conta davvero è che i ragazzi possano restare in un ambiente per loro stabile, quello in cui sono cresciuti e che conoscono bene.
Se la divisione della casa familiare non è possibile (ad esempio, da un appartamento non è possibile ricavarne due), viene assegnata ad uno dei due genitori.
Chi paga cosa? La Sentenza del Tribunale di Roma 13642/2024.
Una domanda che può apparire banale, ma che in realtà non lo è, riguarda la suddivisione delle spese tra “assegnatario” e proprietario della casa.
Secondo una recente sentenza del Tribunale di Roma, il genitore a cui viene assegnata la casa deve occuparsi delle spese ordinarie, come le bollette, l’IMU e la TARI, il condominio (solo relativamente alle spese di gestione ordinaria) e la manutenzione ordinaria (tipo aggiustare un rubinetto che perde).
Se però ci sono spese straordinarie, come riparare il tetto o sistemare la caldaia, queste sono a carico del proprietario dell’immobile, anche se non è lui a viverci.
Qualora vi fosse un mutuo sulla casa coniugale, continuerà ad essere pagato da chi ne è l’intestatario. Il che significa che, se il mutuo è intestato ad entrambi i coniugi, tutti e due dovranno continuare a versare le rate al 50%.
E se il diritto di vivere nella casa familiare cambia? Può succedere…
Tra le principali cause abbiamo: il raggiungimento della maggiore età e dell’indipendenza economica dei figli, la morte del coniuge assegnatario o l’inizio di una nuova convivenza o matrimonio dello stesso.
In questi casi, il giudice può rivedere l’assegnazione in base alle nuove dinamiche familiari.Tra le principali cause abbiamo: il raggiungimento della maggiore età e dell’indipendenza economica dei figli, la morte del coniuge assegnatario o l’inizio di una nuova convivenza o matrimonio dello stesso.
In questi casi, il giudice può rivedere l’assegnazione in base alle nuove dinamiche familiari.
E se la casa è di proprietà di terzi, come dei nonni o dei suoceri?
Ci sono situazioni in cui la casa di famiglia è di proprietà di altre persone, come i nonni che l’hanno concessa in comodato al figlio perché ci vivesse con la famiglia.
Questo potrebbe complicare le cose, ma la legge garantisce comunque i figli e, quindi, l’assegnazione della casa familiare.
Ciò non toglie che i nonni possano chiederne la restituzione, anche se la giurisprudenza sino ad ora ha fatto prevalere l’interesse alla stabilità dei figli minori.
In conclusione…
Quando i genitori divorziano o si separano, l’assegnazione della casa familiare diventa una decisione importante per proteggere i figli e dare loro un senso di stabilità.
Non è facile, ma il giudice cerca sempre di fare ciò che è meglio per la famiglia.
Se stai vivendo una situazione del genere e hai domande o dubbi su cosa succederà, è sempre una buona idea parlare con qualcuno che possa aiutare, come un avvocato esperto in diritto di famiglia.
Richiedi una consulenza legale per conoscere i tuoi diritti e ottenere supporto professionale: ti aiuterà a sentirti più sicuro e a fare scelte informate per il futuro della tua famiglia.
Sapere quali sono i tuoi diritti e doveri ti aiuterà a sentirti più sicuro e a capire meglio la situazione.